Abbiamo conosciuto Antonio quasi per caso, girando sul web alla ricerca di fotografi che potessero collaborare con noi per seguire il nostro Festival.
Ci è piaciuto subito perchè ha uno stile versatile, i suoi reportage al Mi AMI di Milano e al Guilty Boat Party esprimono appieno l’atmosfera che si respira in quel tipo di eventi, ed è la stessa che si ritrova ogni anno all’ INFART.




Ma ci sono piaciuti molto anche i suoi ritratti ambientati a musicisti come Delaney Davidson e la sua serie No Lie Portraits: per questo l’abbiamo incontrato a Bassano per una session fotografica il cui risultato è questa foto di gruppo del collettivo Infart.

La serata poi non poteva proseguire senza qualche birretta nei bar del centro storico, scoprendo che gli interessi e gli amici in comune sono tanti, dagli skaters di Bassano ai writers storici di Treviso.
Gli abbiamo fatto qualche domanda:
Quando hai deciso per la prima volta che volevi fare il fotografo?
Circa 15 anni fa, nel pieno del mio “fervore rivoluzionario”. Scendevo regolarmente in piazza a manifestare e sentivo la necessità di documentare quello che vedevo.
Fondamentale e rivelatrice è stata anche una grande mostra della Magnum vista a Praga nei fine ’90. E poi le fotografie dei grandi maestri contemporanei del reportage sociale e di guerra come, ad esempio, James Nachtwey, Paolo Pellegrin e Sebastiao Salgado. Folgorante anche il lavoro della Leibovitz, la sua capacità di passare dal reportage sociale o intimistico all’editoria rimandendo sempre ai massimi livelli nei decenni mi toglie il fiato.
In realtà però ho cominciato a fotografare con regolarità molto tardi, attorno i 28 anni. Prima facevo il graphic designer free lance.
Se non fossi ciò che sei, chi vorresti essere?
Un miliziano spagnolo della Colonna Durruti nel 1936. O un motociclista della Parigi – Dakar (per questo c’è ancora tempo, vero?).
Chi sono i tuoi modelli d’ispirazione?
Chiunque sappia rischiare tutto per seguire una visione, seppur folle o fuori fuoco, senza però prevaricare con la violenza chi incontra sulla propria strada.
Qual è il tuo talento segreto?
Mi viene in mente Carmelo Bene: “Il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento”. A buttarla così potrei fare la figura del presuntuoso, ma state tranquilli: temo di essere escluso in entrambi i casi, ahahaha, quindi non so davvero cosa rispondere!
Cosa ascolti nel tuo iPod?
Sono cresciuto ascoltando punk-hc, adesso però oltre ai soliti nomi più o meno noti del garage-rock, indie o hip-hop old school e qualcosa di elettronica, ho il piacere e la fortuna di fotografare band e musicisti che adoro e che ascolto regolarmente. Tra i vari, solo per citarne qualcuno in ordine sparso: Delaney Davidson, King Khan and The Shrines, Vermillion Sands, Movie Stars Junkies, The Mojomatics, Dente, Calibro 35, The Hacienda, i Pan del Diavolo…
Qual è la tua citazione preferita?
“Noi non vogliamo un mondo dove la garanzia di non morire di fame si scambia contro il rischio di morire di noia”, di Raoul Vaneigem.
Se volete vedere altri lavori questo è il suo sito, noi non aspettiamo altro di vedere le foto che scatterà all’ INFART Festival!
